Ogni comandante conosce la situazione. La nave si avvicina a una baia mai frequentata, il programma del giorno impone una sosta e subito sorgono due domande: a che velocità posso avvicinarmi alla costa e dove ho il diritto di dare fondo? Nel mondo dello yachting, dove la navigazione è soprattutto costiera e le soste si susseguono secondo i desideri dell’armatore, queste domande tornano ogni giorno. La risposta facile — «cinque nodi entro i trecento metri» — non basta più. Nel Mediterraneo in particolare le regole locali si sono moltiplicate e inasprite, e l’improvvisazione si paga ormai a caro prezzo.
Tre livelli di regole che si sovrappongono
Per orientarsi bisogna vedere la normativa marittima come tre livelli sovrapposti. Il primo è internazionale: il COLREG, il regolamento per prevenire gli abbordi in mare, si applica ovunque e sempre — la base comune del comandante. Il secondo è nazionale: ogni Stato fissa regole generali — in Francia, la nota fascia costiera dei 300 metri. Il terzo, il più insidioso, è locale: ordinanze delle autorità marittime, regolamenti comunali, norme dei parchi marini e delle aree protette. È questo livello che cambia da una baia all’altra, che muta ogni stagione e che proprio non si conosce quando si scopre una zona. La regola d’oro: il locale prevale sempre sul generale, ed è il locale che bisogna cercare attivamente.
La velocità: la fascia dei 300 metri e le sue sovrastrutture
In Francia la velocità è limitata a 5 nodi entro la fascia dei 300 metri misurata dalla riva — un limite generale e permanente, valido anche senza alcun segnalamento, che corre anche attorno a isole, isolotti e scogli affioranti. Attenzione: il limite della riva varia con la marea, perciò con forti coefficienti la fascia dei 300 metri si sposta. Il prefetto marittimo può inasprire le regole in zone precise — canali, aree di balneazione, riserve — e l’imboccatura dei porti impone spesso i propri limiti. In Italia il quadro è analogo, ma i limiti li fissano le ordinanze delle capitanerie di porto, che variano da tratto a tratto. La sanzione non è simbolica: in Francia fino a sei mesi di reclusione e 3.750 euro di multa per un semplice eccesso di velocità costiero.
L’ancoraggio: la fine dell’improvvisazione nel Mediterraneo
È sull’ancoraggio che il panorama è cambiato di più. Per proteggere la prateria di posidonia — un ecosistema che ricresce di pochi centimetri all’anno — la prefettura marittima del Mediterraneo ha costruito, a partire dall’ordinanza quadro del 2019, una rete di provvedimenti che vietano l’ancoraggio delle navi di 24 metri e oltre sulle praterie. In pratica un grande yacht deve oggi restare fuori dalla posidonia oppure usare una zona di ancoraggio organizzata o un campo boe autorizzato; perfino il posizionamento dinamico è regolamentato. Le sanzioni arrivano a 150.000 euro, con pene detentive e divieto di navigare nelle acque francesi. I vicini applicano la stessa logica: alle Baleari il decreto 25/2018 vieta l’ancoraggio sulle zone «rosse» e «gialle» di posidonia, con multe fino a due milioni di euro e una flotta di sorveglianza dedicata d’estate; in Italia sono le ordinanze delle capitanerie a fissare i divieti a livello locale. Ovunque il riflesso è lo stesso: non si dà più fondo «a occhio».
Il metodo del comandante: informarsi prima di ancorare
La buona notizia è che tutte queste informazioni sono pubbliche e accessibili — a patto di cercarle prima di arrivare, non quando l’ancora è già sul fondo. Ecco i canali da incrociare sistematicamente:
| Fonte | Cosa fornisce |
|---|---|
| Carte e Portolani (IIM / SHOM / Admiralty) | Natura dei fondali, zone regolamentate, pericoli |
| Avvisi ai naviganti settimanali | Correzioni delle carte, gratuite online |
| Avvisi urgenti ai naviganti (AVURNAV) | Relitti, lavori, zone chiuse (VHF 16, NAVTEX, siti istituzionali) |
| Siti delle autorità marittime | Ordinanze in vigore, per zona, scaricabili |
| App DONIA | Cartografia precisa dei fondali: verde = posidonia, ancoraggio vietato |
| Capitaneria / agente locale | Regole del giorno, avvisi in vigore, campi boe disponibili |
Alcuni accorgimenti fanno la differenza. Chiama la capitaneria via VHF prima di entrare: conosce gli avvisi del giorno meglio di qualsiasi carta. Consulta il sito dell’autorità marittima la mattina della partenza — un’ordinanza può essere appena emanata. Leggi il fondale sullo schermo prima di filare catena: su DONIA il verde significa no. Oltre i 24 metri, prenota un ancoraggio organizzato o un corpo morto autorizzato, e fallo presto in stagione. Diffida del «l’anno scorso si poteva»: le regole sono cambiate più in fretta delle abitudini. Infine, annota per iscritto perché hai ancorato lì: in caso di controllo, una decisione documentata ti protegge.
Informarsi su una zona sconosciuta non è una formalità burocratica: è una competenza professionale a tutti gli effetti, al pari del routing o della meteo. Il comandante che incrocia le fonti prima di ridurre l’andatura o di dare fondo trasforma una zona d’incertezza in navigazione controllata — e mette l’armatore al riparo dalla multa, dal fermo e dal fascicolo che finisce davanti a un giudice. È proprio questa vigilanza normativa, condotta da terra e sempre aggiornata, a distinguere un’operatività serena da una esposta.